venerdì 27 gennaio 2012

R. Indica 'Mayor'

E' usata come portainnesto ma potrebbe essere un'interessante rosa da inserire in giardino. In alcuni rosai abbandonati riesce a volte a prendere il sopravvento sull'innesto e finisce per formare un grande arbusto con bellissimi fiori doppi dalla caratteristica fragranza delle R. tea, raggiunge i 3 mt di larghezza e 4 mt di altezza con un unica ma abbondante fioritura.

Questa rosa non è facile da reperire, arrivò in Europa attorno al 1811, importata dalla Cina. E' conosciuta anche come 'Fun Jwan Lo' e anche R. odorata. Nel mio giardino si dimostra resistente all'inverno freddo e umido e riesce a fiorire bene e subito prima delle classiche rose moderne. Ho incontrato degli arbusti in condizioni di abbandono che fiorivano in modo generoso, senza alcuna cura, dimostrando il carattere rustico di questa rosa.

mercoledì 11 gennaio 2012

Tricyrtis - il giglio orchidea

Sono passati più di dieci di anni da quando un amico venne a trovarmi portandomi un vasetto con qualche fogliolina che faceva capolino. C'era un'etichetta con scritto “orchidea di terra”; mi disse che era da coltivare come la più conosciuta bletilla.
Tricyrtis hirta 'Matzukaze'
Tricyrtis hirta in autunno

La osservai mentre cresceva, ed ero sempre meno convinto che fosse una orchidea, fino a quando ho potuto vedere il fiore, e allora è stato chiaro che si trattava di una liliacea, non una orchideacea. Da lì a trovarne il nome passò un po' di tempo.
In questo modo ho conosciuto i tricyrtis.
Ora ne ho quattro diversi tra specie e varietà, e sono tutti splendidi, soprattutto non hanno paura di niente, neanche del gelo più intenso. Quando arriva il freddo gli steli ingialliranno fino a seccare; in primavera, prima che inizino a vegetare occorrerà tagliare raso gli steli vecchi.
I fiori, prevalentemente con tinta ametista, con sfumature diverse e spesso piccole macchie più scure - ma non mancano i gialli - sono portati su gambi un po' esili, alti anche un metro.
Possono stare a lungo nei vasi, ma è nella libertà del terreno che danno i migliori risultati.
I Tricyrtis sono una preziosa risorsa per il giardino autunnale, perchè fioriscono tardi, tanto tardi che spesso le foglie sono già ingiallite dall'autunno pur portando ancora i fiori splendidi. La fioritura si protrae a lungo, può durare più di un mese.
Tricyrtis latifolia

Rispetto alle esigenze non è difficile trovare un posto adatto, possono sopportare il sole diretto ma non soffrono se posti in luoghi ombrosi; in questo caso è bene sostenerli con qualche bastoncino e un filo, perché un temporale potrebbe piegare i piccoli steli. I fiori non sono molto grandi, ed è quindi preferibile collocarli dove si possano osservare da vicino le loro particolarità.
Anche rispetto al terreno sono di bocca buona, solo eviterei di piantarli dove vi possa essere ristagno di acqua. Quando si saranno affrancati potete benissimo dimenticarvi di bagnarli e concimarli.

La loro presenza, meglio se in gruppi consistenti, conferisce al giardino un certo fascino esotico.
Arrivano tutti dall'Estremo Oriente, il primo in Europa pare attorno al 1850.
Oggi è difficile districarsi nella confusione dei loro nomi tra le diverse specie e i molti cultivar, perché negli ultimi anni, dopo oltre un secolo in cui nessuno li conosceva e se ne occupava, sono diventati ambiti dagli amatori, e questo ha spinto gli ibridatori a crearne sempre dei nuovi, aumentando ancor più la confusione.
Tricyrtis tojen
Nelle mostre più importanti ormai ci sono specialisti che offrono decine di specie e varietà diverse.
Case&Country ottobre 2011

mercoledì 21 dicembre 2011

Buone Feste ai collaboratori e a tutti i lettori!

Mi sono accorto che è ormai Natale e le feste ci travolgeranno e che forse era anche il caso di scrivere due righe nel blog per ringraziare i lettori che ci hanno seguito nel 2011 e poi i collaboratori.

Prima di tutto i numerosi lettori, anonimi molti (per chi non l'avesse notato nel blog permettiamo da sempre anche i commenti anonimi...), ma soprattutto gli altri blogger del settore ed evidentemente ispirato dal post natalizio di Marcella di "Verde Insieme Web", che ha fatto una classifica dei suoi principali "sette più due amici del blog", io mi limito invece a ringraziare i tre lettori (blogger tra l'altro...) che più hanno contribuito durante l'ultimo anno con i loro commenti.
Oltre a Marcella che non terminerà mai di stupirmi per la pazienza nel redattare i suoi complicati "cruciverba botanici" e "quiz botanici" vari, vorrei ringraziare la simpatica Marta nell'orto di Orti in progress e Montse, la nostra lettrice e blogger spagnola di Botanic Serrat.

Restano da ringraziare i collaboratori ...e a questo punto sarebbe assurdo ringraziarmi, visto che a parte Renato che non si può considerare un "collaboratore", resta solo Romeo dell'associazione friulana Amici in Giardino e che da più di due anni ormai contribuisce al blog con i suoi preziosi temi sulle rose.

Non so, a volte sembra di essere in pochi nel blog (...anche se guardando bene le statistiche solo nel 2011 Renato PhotoBlog ha contabilizzato 67.000 pagine caricate!!!), ma come ho già detto a Marcella, parlando di botanica e di piante in internet siamo in pochi... ma ci facciamo compagnia! Buon Natale e buon 2012 a tutti!!!

(Immagine: "Chainsaw MassACRE" di SWA Group)

lunedì 12 dicembre 2011

Senecio kleinia

Se le condizioni ambientali lo permettono, riuscire a coltivare piante succulente garantisce fioriture anche fuori stagione. Come ogni anno a novembre cominciano a fiorirmi i seneci. Nel novembre di un paio di anni fa avevo presentato il Senecio articulatus.
Quest'anno invece mi è fiorito il Senecio kleinia (Kleinia neriifolia Haw.) una succulenta con portamento arbustivo autoctona nelle Canarie e distribuito nelle zone aride subtropicali. Ha poche esigenze idriche, ma non tollera le gelate. Può raggiungere il metro e mezzo di altezza ed ha robusti ed articolati rami dalla corteccia liscia e verde. Ogni anno a settembre comincia a gettare nuovi rami e numerose foglie allungate e arriva a fiorire in pieno novembre, quando quasi tutto il giardino è ormai entrato in "letargo".
Con l'estate poi le foglie tendono a seccare cadendo, e lasciano un fusto quasi nudo e con numerose macchie oscure dove prima si inserivano le foglie. I fiori sono poco vistosi, ma si dice che le api che li frequentano regalano un ottimo miele.

mercoledì 7 dicembre 2011

Coprinus Micaceus

E' spesso presente nei boschi e nei parchi ma anche nei giardini, su vecchie ceppaie e al piede dei tronchi di latifoglie. A volte spunta dall'erba del prato sui resti interrati di vecchie radici, in gruppi cespitosi. La comparsa di Coprinus Micaceus è legata a periodi di piogge abbondanti da maggio a novembre. Nell'immagine spuntano alla base di un palo di sostegno di rose rampicanti.
Questo fungo non è interessante dal punto di vista della commestibilità ma è importante come degradatore naturale del legno morto. La definizione "micaceus" deriva dalla presenza sul cappello giallo bruno, striato da solcature, di granulazioni scintillanti, ben visibili se ingrandite, simili a scaglie di mica. Le lamelle, molto fitte e bianche da giovani, rapidamente virano al nero diventando deliquescenti, caratteristica comune al gruppo dei Coprinus.

sabato 3 dicembre 2011

Piante da clima Mediterraneo

Una serie di foto riprese in inverno nel “Jardí Botànic de Barcelona”, un orto botanico da visitare in tutte le stagioni per la sua eccezionale collezione di piante da tutto il mondo adatte al clima Mediterraneo.
Acacia leucocephala

Leucaena leucocephala, Leucaena glauca. Diversi nomi per questa mimosa dal fiore bianco. Devo dire che sono più belli e appariscenti i baccelli rossastri dei fiori.
Ha origine nel centro America, isole comprese, ma si è naturalizzata nel Texas, California, Florida meridionale, e verso sud, in Brasile e altri stati, comportandosi come pianta infestante in quei paesi. Non sopporta basse temperature.
Massonia pustulata

Parente stretto del più conosciuto Haemanthus albiflos, anche lei arriva dal Sud Africa. Piante che dormono in estate per riprendere a vegetare ai autunno. Sopportano bene il freddo ma non il gelo.
Rhus integrifolia

Difficile da incontrare al di fuori dei giardini botanici questo arbusto sempreverde che arriva dalla California del sud. Non assomiglia per niente al Rhus typhina, conosciuto e usato nei nostri giardini. Richiede un clima Mediterraneo per poter vivere. Anacardiaceae
Sparrmannia africana

Specie sud africana più arbusto che piccolo albero, dai getti vigorosi come spesso succede alle malvaceae. Grandi foglie pelosamente morbide mettono in secondo piano i bellissimi fiori, un po’ minuti.
Non resiste al freddo, ma accetta di essere coltivata in vaso.
Banksia praemorsa

Arbusto che può raggiungere 4 metri di altezza.
Non sopporta il freddo, ma ho visto alcuni esemplari prosperare in posizioni riparate attorno al Lago Maggiore.
Proteaceae
Loxostylis alata

Molto difficile incontrare questa Anacardiaceae Sud africana nei nostri giardini.
Hakea laurina

Arbusto o piccolo albero Australiano che è ampiamente coltivato e ammirato per i suoi fiori veramente speciali. Può crescere solo nei climi mediterranei.
proteaceae

sabato 26 novembre 2011

Podocarpus

Case&Country luglio 2011
Podocarpus, una storia.

Frutto e seme del Podocarpus macrophyllus

Conifere un po' strane i podocarpus, soprattutto perché si vedono poco nei giardini.
In natura sono molte le sue specie, prevalentemente presenti all'emisfero sud.
Possono assumere dimensioni di un cespuglio o di possenti alberi, come capita con il P. totara nella Nuova Zelanda. Alcuni sono più o meno sensibili alle gelate invernali. Essendo così poco diffusi nei nostri giardini, anche botanici, bisogna un po' documentarsi sulla rusticità e… sperimentare.

Podocarpus salignus
Il P. salignus, è una pianta splendida, che mi ha incantato quando l'ho vista per la prima volta, alta 6/7 metri, nel grande giardino, un po' botanico, di Villa Quercia e Villa Azalea, a Verbania, sul lago Maggiore. Il proprietario, che per il lavoro precedente aveva girato tutto il mondo, per passione e senza approfondire più di tanto, dai paesi più disparati si era portato a casa piantine diverse e rare. Qualcuna, come la Camptoteca acuminata, aveva messo in crisi diversi botanici per anni prima che risalissero al nome, compreso me, che invitato a riconoscerla avevo dovuto darmi per vinto, ma… avevo scoperto il P. salignus.
Da quel momento nella mia testa due pensieri: sopporta il clima di Torino, e come posso averne una pianta? Per la prima domanda bisognava provare, anche se la mia enciclopedia diceva di sì; per la seconda, chiesi e ottenni dal proprietario, qualche rametto.

A casa avevo dei P. macrophyllus, e subito ne usai una decina come porta innesti, sperando che ci fosse compatibilità tra i due. Feci anche qualche talea.
Con il mio innesto la magia avvenne; tutti attecchirono.

Podocarpus macrophyllus
Per le talee il risultato fu meno scontato, dopo una lunga radicazione qualcuna attecchì, ma rispetto a quelle innestate lo sviluppo è stato decisamente inferiore.
Le informazioni che avevo davano più resistente al freddo il P. salignus, rispetto al P. macrophilla, ma dopo qualche brutto inverno posso asserire il contrario: il macrophylla li ha superati senza problemi, mentre il P. salignus si è dimostrato meno rustico; l'inverno 2009/10, con le giornate fredde in anticipo sulla stagione, anche se non li ha uccisi li ha comunque danneggiati seriamente.
Ne ho provati altri, quasi tutti con la tendenza ad un portamento cespuglioso.

Podocarpus nagi

Da qualche anno ho scoperto una nuova pianta, anche questa sta prosperando nel vivaio/giardino, riprodotta con il solito innesto: il Podocarpus nagi, dalla classificazione più che mai incerta, compare in alcuni siti come nageia, agathis e altri nomi ancora. Tutti concordano comunque sull'appartenenza alla famiglia delle podocarpaceae. Pianta curiosa per essere una conifera, con le sua grandi foglie. Pianta da collezionista, da giardino botanico, ben difficile da trovare in commercio.