giardinaggio luglio-agosto 2014
Non conoscevo questa pianta
speciale, con il fiore dalla forma molto particolare.
Qualche anno fa mi erano
arrivati diversi semi da una conoscente, al ritorno da un viaggio in Kenya; non
aveva saputo dirmi nulla dei semi che mi aveva portato.
La classica forma del
baccello che avevano alcuni, mi avevano subito indotto a pensare che doveva trattarsi di una
leguminosa, ma le mie conoscenze
erano finite li.
Dopo avere seminato tutti i
semi ho atteso la magia, che succede ogni volta che nasce una pianta, specie
quando non la si conosce. Tra i primi nati c’era lei, dal modo di svilupparsi -
foglie composte, chiara tendenza ad “arrampicarsi” - si consolidava l’idea che si trattasse proprio di una
leguminosa.
La fioritura è stata
precoce e il fiore si è rivelato, per me, una vera sorpresa, per il colore, per
la forma.
Per trovare, scoprire il
nome, ho dovuto ricorrere all’aiuto di internet. Pubblicata una foto sul mio
blog in breve mi è arrivata la risposta: Clitoria ternatea L.
Ora non devo più spiegare,
risparmiandomi qualche esitazione, la forma del fiore.
All’inizio del 1800 questa
pianta per il nome assegnatogli, aveva provocato non poche polemiche tra i
botanici più famosi.
James Edward Smith, Amos
Eaton, Michel Étienne Descourtilz e altri, sostenevano che un minimo di buon
gusto non doveva consentire di assegnare, al genere di questa pianta, un nome
che richiamasse in modo così diretto la parte di un organo femminile
particolarmente delicata (*), ma i tentativi di cambiargli nome non ebbero
successo; con buona pace di tutti continua a chiamarsi clitoria.
Non è tuttora certa la sua
origine, si parla sia di America latina che dell’Asia, si tratta comunque di
una pianta che richiede un clima tropicale e che ora si incontra in tutta la
fascia tropicale; dove trova il suo clima congeniale può diventare invadente.
Noi non corriamo il rischio
di essere invasi; quando la temperatura scende sotto i 15° la pianta comincia a
soffrire fino a morire; nella mia serra, dove in inverno la temperatura minima
si attesta sui 10° non riesce a sopravvivere.
La sua grande diffusione in
tutto il mondo, è dovuta, più che alla bellezza curiosa del fiore, al fatto che
veniva considerata una ottima pianta da foraggio.
Le mie piantine hanno
dimostrato grande vigoria iniziale e precocità di fioritura, che ha portato
alla rapida formazione di piccoli baccelli e alla maturazione dei semi
chiudendo il ciclo, tanto che per alcuni anni le riseminavo in serra calda, nel
mese di febbraio insieme ai pomidori, trattandole come piante annuali, per il
sottile piacere di osservare la sorpresa delle persone che le vedevano in
vivaio per la prima volta.
Questa pianta è importante
nella medicina tradizionale indiana (ayurveda), conosciuta
e utilizzata fin dall'antichità, ed è una delle quattro erbe
tradizionalmente utilizzate nel Shanka Pushpi, per migliorare la salute mentale
e per aumentare l’energia.
Viene anche chiamata
“farfalla pisello”, e ne esiste un cultivar a fiore doppio, ma a mio avviso
perde tutto il sottile fascino che ha la forma tradizionale del suo fiore.