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martedì 4 marzo 2014

Maianthemum bifolium

Ho scoperto questa piccola piantina, molto discreta, in un bosco alpino di pinus sylvestris, in Francia, nella valle di Nevache.
Come capita spesso a me, resto sempre attratto dalle cose più minute.
Non la conoscevo, chiaro che ho subito cercato di estirparne alcune, con grande fatica, perchè il terreno pietroso e calpestato era compatto come una strada, in più era un periodo estremamente siccitoso; unico attrezzo a disposizione un pezzo di ramo trovato li.
Non contavo molto sul successo dell’operazione, per di più nel mese di agosto, in piena vegetazione; comunque portai i pochi pezzetti di rizomi a casa, li privai della maggior parte delle foglie appassite e li piantai all’ombra di un cespuglio di stachirus.
La primavera successiva rimasi sorpreso nel vedere che spuntavano le foglioline con grande vigore e si era addirittura allargata.
Mi ha dato molta soddisfazione, ogni anno occupava sempre più spazio.
Il momento più bello, per me, non è quando avviene la fioritura - tenete presente che tutto è molto minuto, anche il fiore, che è alto circa 10 centimetri - ma quando spuntano le foglioline e cominciano a srotolarsi.
Ora sono passati 4/5 anni, e temo per lui. Lo stachyurus è cresciuto, il gruppo di aceri vicino anche, c’è pure una pianta di azalee a fare ombra, insomma, il suo abitat si sta trasformando, arriva sempre meno luce.

sabato 10 novembre 2012

Asparagi viola

Hanno una storia i miei asparagi, che parte da mio padre.
I miei genitori coltivavano, tra le altre verdure e fiori, molti asparagi, che io odiavo moderatamente, soprattutto perché da ragazzo era mio compito raccoglierli, e già in quegli anni la mia schiena si lamentava dopo un po’ di volte che mi chinavo per tagliare un asparago con un coltello speciale, che non ho mai più visto; il raccolto giornaliero si aggirava tra i 20 e i 40 Kg.
Dopo cena si preparavano i mazzi da portare al mercato, fino ad oltre la mezzanotte. Una parte di questi asparagi avevano un colore viola molto speciale, tanto che erano sempre tutti ordinati da ristoranti e da qualche buongustaio.



Queste piante erano arrivate a noi con un percorso strano, quando io non ero ancora nato; mio papà andando a caccia, incontrò un altro cacciatore, si misero a parlare di verdure e orti e questo gli raccontò di certi famosi asparagi viola. Lui, curioso come me e sempre pronto a cogliere ogni novità, non si lasciò scappare l’occasione per avere qualche seme. Per molti anni questi asparagi a Torino li vendeva solo mio papà.
Diverso tempo dopo scoprì che si chiamava “violetto di Albenga”. Può sembrare strano oggi, ma 50/60 anni fa le distanze erano maggiori, e una pianta particolare poteva essere diffusa in una zona e restare perfettamente sconosciuta a un centinaio di Km. di distanza.
Quando sono mancati i miei genitori il campo di asparagi è stato in breve tempo sacrificato per fare posto al vivaio, ma in un angolo io continuo ad averne 7/8 piante, che hanno a loro volta, una storia speciale da raccontare, ma ora diventerebbe troppo lunga.
Si parla molto di orti negli ultimi tempi, se ne parla troppo, soprattutto trovano spazio per parlarne le persone più improbabili. A livello amatoriale bisognerebbe parlare di più di orto nel giardino, una specie di “orto diffuso”, naturale, non nel senso che non si usano concimi ecc, ma perché non si semina nulla, non si pianta nulla, si raccoglie solo!



Il mio orto è uno di questi, non per chissà quale scelta filosofico-naturalistica, o di permacoltura, ma semplicemente per comodità o pigrizia o tutte e due. In ogni giardino dovrebbero trovare posto 3, 4 piante di asparago, e non importa se non saranno viola; vi daranno un sacco di turioni per ben tre mesi all’anno, e quando si dovrà smettere di raccoglierli per permettere loro di crescere e nutrire le radici, di solito attorno a San Giovanni, i turioni svilupperanno in altezza dei pennacchi piumosi alti oltre il metro e mezzo, che, se inseriti al posto giusto, arricchiranno il giardino.
 Da anni non li concimo, non li diserbo neanche, ma quasi magicamente ad ogni primavera rispuntano con caparbietà. Ritengo sia una delle verdure più generosa e ghiotte, anche semplicemente lessati, poco, e con un filo di olio extravergine, oppure cucinata in mille altri modi.

mercoledì 11 gennaio 2012

Tricyrtis - il giglio orchidea

Case&Country ottobre 2011
Sono passati più di dieci di anni da quando un amico venne a trovarmi portandomi un vasetto con qualche fogliolina che faceva capolino. C'era un'etichetta con scritto “orchidea di terra”; mi disse che era da coltivare come la più conosciuta bletilla.
Tricyrtis hirta 'Matzukaze'
Tricyrtis hirta in autunno

La osservai mentre cresceva, ed ero sempre meno convinto che fosse una orchidea, fino a quando ho potuto vedere il fiore, e allora è stato chiaro che si trattava di una liliacea, non una orchideacea. Da lì a trovarne il nome passò un po' di tempo.
In questo modo ho conosciuto i tricyrtis.
Ora ne ho quattro diversi tra specie e varietà, e sono tutti splendidi, soprattutto non hanno paura di niente, neanche del gelo più intenso. Quando arriva il freddo gli steli ingialliranno fino a seccare; in primavera, prima che inizino a vegetare occorrerà tagliare raso gli steli vecchi.
I fiori, prevalentemente con tinta ametista, con sfumature diverse e spesso piccole macchie più scure - ma non mancano i gialli - sono portati su gambi un po' esili, alti anche un metro.
Possono stare a lungo nei vasi, ma è nella libertà del terreno che danno i migliori risultati.
I Tricyrtis sono una preziosa risorsa per il giardino autunnale, perchè fioriscono tardi, tanto tardi che spesso le foglie sono già ingiallite dall'autunno pur portando ancora i fiori splendidi. La fioritura si protrae a lungo, può durare più di un mese.
Tricyrtis latifolia

Rispetto alle esigenze non è difficile trovare un posto adatto, possono sopportare il sole diretto ma non soffrono se posti in luoghi ombrosi; in questo caso è bene sostenerli con qualche bastoncino e un filo, perché un temporale potrebbe piegare i piccoli steli. I fiori non sono molto grandi, ed è quindi preferibile collocarli dove si possano osservare da vicino le loro particolarità.
Anche rispetto al terreno sono di bocca buona, solo eviterei di piantarli dove vi possa essere ristagno di acqua. Quando si saranno affrancati potete benissimo dimenticarvi di bagnarli e concimarli.

La loro presenza, meglio se in gruppi consistenti, conferisce al giardino un certo fascino esotico.
Arrivano tutti dall'Estremo Oriente, il primo in Europa pare attorno al 1850.
Oggi è difficile districarsi nella confusione dei loro nomi tra le diverse specie e i molti cultivar, perché negli ultimi anni, dopo oltre un secolo in cui nessuno li conosceva e se ne occupava, sono diventati ambiti dagli amatori, e questo ha spinto gli ibridatori a crearne sempre dei nuovi, aumentando ancor più la confusione.
Tricyrtis tojen
Nelle mostre più importanti ormai ci sono specialisti che offrono decine di specie e varietà diverse.
Case&Country ottobre 2011

venerdì 26 marzo 2010

Olanda


Sono spettacolari i campi di coltivazione delle bulbose nella campagna olandese.

martedì 23 marzo 2010

Keukenhof (Olanda)

Tempo di tulipani.

Il grande parco olandese di Keukenhof compie 61 anni.
Si trova a 35 km. da Amsterdam, e chi ama la fioritura dei tulipani in particolare, ma anche di altre bulbose, almeno una volta ci deve andare. Con l’ombrello, perché piove spesso!












lunedì 16 novembre 2009

Ophiopogon Jaburan


Una vecchia amica dei giardini che mi sembra un pò dimenticata dai giardinieri. Fiorisce a lungo da metà agosto in poi. Non è invasiva, il ceppo presente nel mio giardino dopo più di vent'anni ha un diametro di circa 50 cm. Resiste ai nostri inverni ed è sempre puntuale nella sua fioritura, sembra non abbia nemici naturali. I fiorellini sono piccoli, leggermente profumati e formano una spiga bianca che risalta sul verde scuro delle foglie.

venerdì 13 novembre 2009

Tricirtis

Altri tricyrtis



Quest'anno l'autunno è stato un po' particolare, le foglie sono ingiallite durante la fioritura.

venerdì 16 ottobre 2009

Tricyrtis Formosana

Il giardino autunnale non è ornato da moltissime fioriture, una liliacea come la Tricyrtis è la benvenuta. Resistente agli abbassamenti della temperatura e molto frequentata dalle api.

lunedì 14 settembre 2009

Colchicum autumnale



Lentamente sta colonizzando tutti i miei prati in collina. Sono prati stabili, mai concimati. I vecchi contadini, dalle mie parti, dicono che regna dove i terreni sono “magri" e poco lavorati. E' proprio il caso mio.
In primavera spuntano le grandi foglie, che vengono un po' nascoste dall'erba del prato. A fine estate seccano e con le prime giornate fresche, che preannunciano l'autunno, compaiono i fiori, di solito raggruppati a ciuffi; molto belli, sembrano crochi, ma hanno generalmente il gambo più lungo.
E' da considerare pianta velenosa, per i due alcaloidi che contiene: la colchicina e la colchiceina
La colchicina trova impiego in medicina, specialmente in cardiologia.

lunedì 20 luglio 2009

Cardiocrinum giganteum

Case&Country maggio 2009
Il giglio gigante

Il mondo delle piante è così vasto, così poco conosciuto anche dai botanici, che si può ancora trovare qualcosa in grado di sorprenderci.
Deve essere allora esageratamente grande oppure piccolo, ma comunque deve uscire dalla normalità.
Sfogliando una enciclopedia botanica anni fa, mi sono imbattuto in uno strano giglio, il Cardiocrinum giganteum. Si sa, i fiori e le piante se non hanno una persona, un oggetto vicino, da una fotografia non è possibile rendersi conto quali siano le loro vere dimensioni. Però, il secondo nome, giganteum, mi incuriosì. Scoprii così che poteva raggiungere i quattro metri di altezza. Un giglio alto quattro metri!
Ovvio che volli averlo, e cominciarono le prime delusioni. Acquistato qualche bulbo da una ditta specializzata (sono abbastanza cari), li misi a dimora e aspettai. In primavera uscirono le prime foglie, color bronzo, iniziò ad allungare lo stelo fiorale, e arrivato a un metro e mezzo fiorì. Tutto qui? Mi documentai, non mi era stata spedita la specie “giganteum”, bensì la yunnanensis.
Cercai allora tra i giardini botanici e con i miei scambi ottenni finalmente dei bulbi sicuri.
La primavera successiva cominciarono a svilupparsi le grandi foglie basali, di un bel verde lucido, non bronzo, e poi comparve lo stelo, come un grande turione. Cresceva, cresceva sempre più; mentre cambiavo continuamente il vaso mi chiedevo fin dove sarebbe arrivato, e arrivò fino a 3,40 metri! Questo si che era un giglio gigante
Sullo stelo si contavano 17 grandi fiori campanulati, simili a quelli dei gigli normali, lunghi una ventina di centimetri.
Un’altra sorpresa venne dal profumo: intenso, molto più intenso nelle ore serali e notturne, anche di giorno ma solo quando decideva lui, c’erano momenti in cui si propagava a grande distanza, altre volte, quasi per farmi rabbia specie quando veniva qualcuno a vederlo, non si sentiva per niente, faceva il prezioso.
Purtroppo è una pianta monocarpica, fiorisce una volta sola, poi muore. Come le grandi agavi o i banani, e come loro, di solito prima di morire la pianta sviluppa alla base qualche bulbo secondario. Questi bulbi impiegano, per fiorire, 4-5 anni. Se viene riprodotta per seme, gli anni necessari per produrre lo stelo fiorale diventano anche sette.
Ma il Cardiocrinum non manca di fascino nemmeno negli anni in cui non fiorisce. Le sue grandi foglie verdi (bronzate da giovani in C. caucasicum e C. yunnanensis) assomigliano a quelle di una hosta gigante, ma sono più allargate, lucide e un po’ carnose.
La sua coltivazione non è difficile, importante è partire dalla specie giusta, purtroppo chi vende i bulbi non è in grado di distinguerne la differenza tra le tre specie. Appena nascono le foglie se il colore è bronzato siete sicuri che non è il giganteum, ma è ormai tardi per protestare. Ora ho imparato a distinguere la specie dai bulbi, perché le loro scaglie sono leggermente diverse.
Comunque cresceranno bene tutti, anche se con dimensioni diverse. Bisogna interrarli poco, la punta praticamente deve essere a livello del suolo e poi aspettare. Il terreno deve essere tenuto fresco, il problema più grande è difenderli dalle lumache e dalla Criocera lili, un coleottero ghiotto delle foglie di tutte le liliaceae, facile da identificare perché di colore rosso. I miei cardiocrinum non hanno avuto problemi di marciumi e hanno sopportato il gelo; utile e prudente una buona pacciamatura in autunno.
Si possono osservare nei giardini di Villa Taranto dove si sono trovati a loro agio, tanto da riprodursi normalmente.

sabato 13 giugno 2009

Cardiocrinum giganteum

Per tre anni di seguito ho provato a seminare i cardiocrinum con i semi raccolti dalle mie piante (anche quest'anno) . Mai nato uno!
In primavera scopro che sono nati a centinaia attorno alle piante madri, ora - fine maggio - sta spuntando la seconda foglia, la prima dopo il cotiledone. Capricciosi questi semi.

lunedì 27 aprile 2009

Villa Taranto






Fioritura dei tulipani.

giovedì 5 marzo 2009

Romulea bulbocodium

mercoledì 18 febbraio 2009

Narcissus romieux - Marocco

martedì 11 novembre 2008

Kniphofia 'Prince Igor'

giovedì 31 agosto 2006

Tricyrtis hirta