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mercoledì 9 giugno 2010

L'Umbracle di Barcellona

Case&Country aprile 2010
Una città straordinaria Barcellona, in continuo fermento urbanistico e artistico.
Il modernismo catalano ha lasciato segni vistosi, in particolare con le opere del suo architetto più importante: Antoni Plàcid Guillem Gaudí (1852-1926); inimitabili le sue realizzazioni. Ho un ricordo che risale a oltre 40 anni fa, della Sagrada Familia, che gli ha valso il nome di “architetto di Dio”, e sono tra quelli che avrebbero voluto conservarla così come era, incompiuta. Vederla ora, con i lavori di completamento in fase avanzata, non mi provoca le stesse emozioni.
Gaudì fece anche dei giardini, il più famoso Parc Guell, dove, per la verità la parte vegetale è certamente in secondo piano.
Parc de la Ciutadela è il più grande di Barcellona; non basta una giornata per visitarlo, anche perché vi sono diversi musei.
La storia del parco risale al 1888, anno della Universal Exposition e in questa area, ora centrale, si creò questo grande giardino, che inglobava armoniosamente le costruzioni esistenti meritevoli di essere conservate e altre realizzate per l'occasione.
Arrivando dal Passeig. de Picasso quatto costruzioni si allineano verso il corso, molto diverse tra di loro.
L'Umbracle ha richiamato subito la mia attenzione, ben più del Castell dels Tres Dragons, progetto di Lluís Domènech i Montaner che trovo un po'incombente, ora sede del museo di zoologia, e che venne realizzato in occasione della mostra, per servire da ristorante.
L'Umbracle, che nasce per ospitare quelle piante che non amano i raggi diretti del sole, non ha certo le dimensioni di quello realizzato in epoca ben più recente a Valencia, ma ha ben altro fascino. Una grande struttura in ghisa è stata ricoperta con listelli di legno spaziati in modo da ridurre il passaggio dei raggi del sole; questa protezione, pur aperta, protegge anche moderatamente dal freddo.
Al suo interno predominano le piante verdi come palme, filodendri e felci, ma è la struttura in se che trovo splendida e maestosa.
Vicino si trova l'Hivernacle costruzione completamente diversa, in muratura e coperta con vetri.
Doveva ospitare le piante più sensibili al freddo, ma mi pare che oggi non sia utilizzato al meglio sotto questo aspetto. Nella stagione fredda capita spesso di trovarli chiusi al pubblico. L'Hivernacle pare venga usato saltuariamente per concerti e cerimonie.
L'Umbrachle e l'Hivernacle sono uniti dal museo di geologia, il più vecchio museo della città, costruito nel 1878 in stile neo-classico dall'architetto Antoni Rovira i Trias.
Il parco nella sua vastità comprende molte altre cose, come “La Cascada”, una imponente fontana marmorea,.
Un lago di discrete dimensioni consente un giro su barchette noleggiate.
Molte sono le piante interessanti sia per la rarità botanica che per le dimensioni e mi limito ad un breve elenco: Podocarpus macrophyllus, Phytolacca dioica, varie yucche, Pinus montezuma,e Cocculus laurifolius…
Taxodium disticum - Parc de la Ciutadela
Il parco risente un po' della centralità: è troppo frequentato, e il peso delle persone sulle piante è evidente

giovedì 17 aprile 2008

Ombu, Arbol de la bella sombra

Case&Country maggio 2008
Incontri casuali

Inverno 2005/6, camminavo nei pressi di Barcellona, i miei occhi vagavano pigri ma attenti ad ogni forma verde, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, quanto meno sconosciuto a me, poiché conosco poco le piante mediterranee.
Era gennaio, un alberello alto tre-quattro metri, scomposto, sempreverde mi si presenta davanti. Chiaramente, nessuno lo aveva piantato per farlo crescere in quel posto. Dove iniziano le nuove urbanizzazioni, ai margini delle strade si può trovare un po’ di tutto. Ho visto diverse opuntie, yucche, varie euphorbie, poi narcisi, ecc. Anche la pianta che stavo osservando probabilmente aveva un’origine casuale, oppure era stata “buttata” come tante altre. Vagamente assomigliava ad un ficus, sono così tante le specie di ficus, e così diverse tra loro che non è difficile trovarne qualcuna che assomigli ad un’altra pianta. Ma non poteva essere un ficus, troppe piccole differenze rendevano impossibile l’appartenenza a quel genere.
Non riesco a riconoscere questo alberello, ha delle infruttescenze strane: giallastre spighe pendule con gelatinose bacche. Annuso, e faccio quello che non si dovrebbe mai fare: assaggio. Il gusto è appetibile, ma per un minimo di prudenza non ingoio.
Trattengo però i piccoli semi, ovvio che ritornato a casa li seminerò.
Nascono tutti, e dopo le prime 3/4 foglioline, osservando penso; sembra una phytolacca. Ma non può esserlo. La conosciuta, invadente Phytolacca americana, non può essere la pianta da cui ho raccolto i semi. Consulto i libri e le enciclopedie che ho, non trovo nulla che mi aiuti, scopro però che al mondo ci sono circa 25 specie diverse di phytolacca. Cerco su internet, questo mondo immenso che ci porta in casa ogni tipo di informazione, salvo verificare poi l’esattezza della notizia; è vero che si può trovare tutto in internet, ma spesso è sbagliato.
Scopro finalmente la mia pianta: Phytolacca dioica, originaria dell'Argentina. Scopro anche, attraverso le foto, che il suo tronco, di solito breve, può assume grandi dimensioni, con una incredibile base allargata.
Parque central - Funchal - Madeira
Ho sempre subito il fascino delle piante con tronchi grandi e speciali, per cui il mio interesse verso la P. dioica è aumentato.
L’anno successivo, ho trovato diverse di queste piante nei parchi e giardini di Barcellona; in particolare nello storico “Parque de la Ciutadella” ne ho visto alcune che hanno già assunto l’aspetto che mi affascina, con il tronco allargato alla base.
Devono amare queste piante i barcellonesi, perché ne hanno piantate molte, incuranti dei problemi che possono creare con le loro invadenti radici.
Le mie piante sono cresciute in fretta, circa mt. 1,5 il primo anno. In questa fase giovanile di vegetazione le foglie sono molto più grandi dell’albero da cui provengono i semi.
L’anno scorso ne ho voluto piantare un paio in terra. Hanno raggiunto i tre metri di altezza e trenta cm. di circonferenza al piede in poco tempo. Ho riparato dal gelo solo la base e un paio di metri del tronco. In primavera vedrò se si riprendono, può darsi che sopportino, almeno dopo qualche anno, molto di più il freddo di quanto penso; d'altronde nel posto dove ho trovato la prima pianta in inverno la temperatura scende spesso di qualche grado sotto lo zero.
In Italia è decisamente poco conosciuta. Ne esiste un esemplare importante nell’orto botanico di Cagliari.
Meriterebbe ben altre attenzioni nel meridione o lungo le coste, dove gli inverni sono miti.

Il Parque de la Ciutadella, è uno degli otto giardini più importanti di Barcellona.
E’ anche il primo, nato nel 1872. Esteso - 31 ettari - ed eterogeneo il suo insieme. Molto particolari i due grandi “Umbracle” per ospitare le piante più sensibili.




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