sabato 10 novembre 2012

Asparagi viola

Hanno una storia i miei asparagi, che parte da mio padre.
I miei genitori coltivavano, tra le altre verdure e fiori, molti asparagi, che io odiavo moderatamente, soprattutto perché da ragazzo era mio compito raccoglierli, e già in quegli anni la mia schiena si lamentava dopo un po’ di volte che mi chinavo per tagliare un asparago con un coltello speciale, che non ho mai più visto; il raccolto giornaliero si aggirava tra i 20 e i 40 Kg.
Dopo cena si preparavano i mazzi da portare al mercato, fino ad oltre la mezzanotte. Una parte di questi asparagi avevano un colore viola molto speciale, tanto che erano sempre tutti ordinati da ristoranti e da qualche buongustaio.



Queste piante erano arrivate a noi con un percorso strano, quando io non ero ancora nato; mio papà andando a caccia, incontrò un altro cacciatore, si misero a parlare di verdure e orti e questo gli raccontò di certi famosi asparagi viola. Lui, curioso come me e sempre pronto a cogliere ogni novità, non si lasciò scappare l’occasione per avere qualche seme. Per molti anni questi asparagi a Torino li vendeva solo mio papà.
Diverso tempo dopo scoprì che si chiamava “violetto di Albenga”. Può sembrare strano oggi, ma 50/60 anni fa le distanze erano maggiori, e una pianta particolare poteva essere diffusa in una zona e restare perfettamente sconosciuta a un centinaio di Km. di distanza.
Quando sono mancati i miei genitori il campo di asparagi è stato in breve tempo sacrificato per fare posto al vivaio, ma in un angolo io continuo ad averne 7/8 piante, che hanno a loro volta, una storia speciale da raccontare, ma ora diventerebbe troppo lunga.
Si parla molto di orti negli ultimi tempi, se ne parla troppo, soprattutto trovano spazio per parlarne le persone più improbabili. A livello amatoriale bisognerebbe parlare di più di orto nel giardino, una specie di “orto diffuso”, naturale, non nel senso che non si usano concimi ecc, ma perché non si semina nulla, non si pianta nulla, si raccoglie solo!



Il mio orto è uno di questi, non per chissà quale scelta filosofico-naturalistica, o di permacoltura, ma semplicemente per comodità o pigrizia o tutte e due. In ogni giardino dovrebbero trovare posto 3, 4 piante di asparago, e non importa se non saranno viola; vi daranno un sacco di turioni per ben tre mesi all’anno, e quando si dovrà smettere di raccoglierli per permettere loro di crescere e nutrire le radici, di solito attorno a San Giovanni, i turioni svilupperanno in altezza dei pennacchi piumosi alti oltre il metro e mezzo, che, se inseriti al posto giusto, arricchiranno il giardino.
 Da anni non li concimo, non li diserbo neanche, ma quasi magicamente ad ogni primavera rispuntano con caparbietà. Ritengo sia una delle verdure più generosa e ghiotte, anche semplicemente lessati, poco, e con un filo di olio extravergine, oppure cucinata in mille altri modi.

6 commenti:

nelgiardinodirosita ha detto...

Non li conoscevo, bellissimo racconto, ciao

PattyLoc ha detto...

E'un ortaggio che non avevo ancora "osato" provare a coltivare,ma proverò a metterne qualche zampa a fine inverno. Se non hanno bisogno di tanta acqua, posso metterli fuori dallo spazio dedicato all'orto. Da te mi sembra che cresca tutto un po' magicamente, ma mi sembra di capire che la strategia vincente sia non stare "troppo addosso", alle piante, ma anche forse anche in tante altre situazioni di vita, lasciare che le cose accadano. Grazie, e al prossimo racconto.

verderame ha detto...

sono bellissimi così intensamente colorati, anche legati con semplice spago sono un bel centrotavola che poi si trasforma in poco tempo in squisito piatto.

taro ha detto...

Renato allo stato puro! ;D Grazie!
E volevo aggiungere che il “violetto di Albenga” che mi hai regalato continua in perfetta forma!

Marta ha detto...

Noooooo! Ma perchè io gli ultimi post non riesco mai a leggerli? Aiuto! E' un problema mio? Adesso del post di villa Taranto vedo solo il titolo.

taro ha detto...

@ Marte: va meglio adesso?